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La nuova Gibellina, sorta sul modello delle città-giardino, ha una pianta ellittica e centrifuga, molti spazi aperti, un tracciato viario fuori misura, nessun centro aggregante dove convergano le strade, costruzioni a due piani che si aprono su vasti spazi pedonali. Gibellina è adesso un museo vivo, un laboratorio di scultura contemporanea, dove le opere sono diventate riferimenti del percorso quotidiano, elementi di orientamento e differenziazione tanto più importanti quanto più la forma della città è dispersiva e sfuggente. Le opere stesso sono state donate dagli artisti e così si è costituita in pochi anni una collezione, l'unica di arte contemporanea in Sicilia, che anche per la sua attività espositiva rappresenta un centro di attrazione per la gente del trapanese e del palermitano. A tutt'oggi Gibellina è un grande cantiere, un organismo che cresce e che muta: così come vanno crescendo le 3.500 palme che daranno nel tempo un volto più omogeneo e mediterraneo alla città. Un laboratorio dell'utopia? Si, se è vero che l'utopia, come l'ha definita il filosofo Ernst Bloch, sta ovunque l'immaginazione faccia scaturire dall'orizzonte provvisorio e instabile del presente ciò che esso contiene di futuro.
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